NUOVE COSCIENZE SI AFFACCIANO ALLA FINESTRA

Il ritorno alla terra sembra una tematica notevolmente discussa, almeno in Europa. Tra woofing, consorzi che propongono la garanzia partecipata, genuino clandestino, molte esperienze agricole nate recentemente, dimostrano che una parte dei più giovani, nonostante una laurea in informatica o in cooperazione internazionale, è attratta dalla terra.

Se sia moda o passione reale, non è dato sapere, certo è che male non fa, anzi. Dunque, fa piacere vedere che qualcuno si vuole dotare di strumenti conoscitivi che soltanto l’esperienza diretta può dare. Piccole rivoluzioni silenziose e stili di vita che cambiano gradualmente.

Questa può essere una delle chiavi interpretative per leggere le scelte operate da individui che, ad un certo punto, cercano un modus operandi che non li leghi definitivamente ad una realtà dove si vive per lavorare e non viceversa. Il ritorno alla terra e all’attenzione verso la natura, si legge anche da altri fattori.

Ad esempio, parlando di esperienza diretta, al sottoscritto capita di notare che in molti bar, in centro città, è facile vedere nella carta dei vini quattro o cinque vini bio o birre artigianali e lo stesso vale per il cibo, molto spesso biologico e locale. Anche in questo caso i gestori, solitamente, provengono da esperienze professionali diametralmente opposte alla professione che svolgono e spesso cercano di fondere alimentazione sana e cultura.

Si premurano di girare cantine e fattorie del territorio per stabilire cosa può incontrare i gusti della gente ma anche “per educare la clientela” e proporre qualcosa di nuovo e diverso. Suicidio commerciale? Controtendenza? La voglia di cambiar vita si diffonde sempre di più e le alternative non sono molte se non quella di cambiare il proprio punto di vista sul mondo e su sè stessi.

Non servono dissertazioni filosofiche sullo scopo della vita, lo scopo lo si trova all’interno della propria esistenza e non indagando e interrogandosi sui misteri dell’universo, a parere di chi scrive. L’universo è qui. Di misteri e meraviglie, ne possiamo trovare anche in una zolla di terra, senza usare telescopi, microscopi o altri strumenti, li possiamo trovare in una botte di vino o in una manciata di semi, nel lavoro di alcuni insetti.

Cambiare prospettive, a volte basta poco, si dice che l’abitudine è l’ultimo rifugio dell’uomo senza fantasia, più o meno, deve averlo detto Wilde… Dunque, il ritorno alla natura, la celebrazione e la rivalutazione di essa, è o può essere un atto liberatorio e in seguito, una liberazione vera e propria, uno sgravare il fardello di un contesto che impone comportamenti irrazionali, meccanici e ripetitivi.

Per molti che compiono la scelta di andare in campagna e diventare agricoltori può essere un modo diverso di cercare sostentamento, ma si presume che una motivazione del genere non possa essere la sola. Anni fa accadeva esattamente il contrario e cioè, i giovani abbandonavano le campagne per cercare lavoro in città, spesso finendo in fabbrica, in officina, in magazzino, era il processo di urbanizzazione, di proletarizzazione.

La cosiddetta società post industriale o post fordista o non fordista ha cambiato un po’ le cose. La parcellizzazione, l’esternalizzazione del lavoro, i piani di flessibilità, i diritti sempre più evidentemente legati ad esigenze economiche hanno portato ad una disgregazione sociale e a nuovi conformismi che danno un nuovo significato al concetto di alienazione.

Come ribadito più volte, chi scrive è convinto della necessità di reimpostare il proprio modo di vedere il mondo. Se si accettano gli eventi con rassegnazione, non si potrà essere attori nella propria vita e nella società che, bene o male ci include. La passività è vulnerabilità, quando gli eventi impongono delle decisioni, a volte anche scomode, dure, difficili, che comprendono e comportano percorsi in salita o tortuosi, a volte non ci sono alternative. Decidere e agire. Nel reale. Magari spostando l’asse di riferimento.

Non è facile da mettere in pratica come non è facile vivere con stipendi bassi, con un carovita invasivo, dove l’economia interferisce anche nei rapporti interpersonali e dove spesso quest’ultimi, si basano su fattori economici. E’ facile vivere con il riscaldamento bloccato, d’inverno, fare code di due ore in auto per andare al lavoro? Se si deve fare una vita dura, che sia reale, che sia una scelta. L’importante è provarci. Voler cambiare.

Può anche andare bene ambire al suv, al nuovo Iphone, alle sneakers da 500 euro, per carità, ma se questo è l’obiettivo di un essere umano, cioè esibire status symbol, il tutto suona un po’ gelido ed inquietante, ma questo è il mio parere personale. Lungi da esprimere giudizi morali, il punto della questione è che non stiamo parlando di tendenze o di mode. La tendenza, nelle scienze sociali, riguarda un fenomeno più complesso.

Il fatto che in tutto il mondo occidentale si organizzino corsi, incontri, eventi a proposito di permacultura, decrescita, città in transizione, agricoltura naturale, è significativo ma crea una tendenza minima, quasi avanguardistica. Siamo sempre in attesa che certe iniziative conoscano un’evoluzione significativa.

I media danno risalto maggiore a tutta la questione del ritorno alla terra, all’importanza della coltivazione biologica, nonostante le inevitabili polemiche e le perplessità a cui si espone inevitabilmente questo universo così complesso. Niente è inattaccabile, come possiamo constatare quotidianamente, però ogni cosa si può migliorare e solo alla morte non c’è rimedio. Nel frattempo, che le coscienze ed il pensiero critico tornino a rischiarare un po’ queste tenebre. Sappiamo che il sonno della ragione genera mostri.

Giorgio Masili

Per ulteriori spunti: 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/18/giovani-e-agricoltura-il-ritorno-alla-terra-e-una-scelta-o-una- necessita/2475451/

http://www.corriere.it/opinioni/17_ottobre_14/giovani-occupazione-ritorno-terra-257f52fa-b03d-11e7-9 acf-3e6278e701f3.shtml

http://www.ilcambiamento.it/articoli/ritorno_alla_terra_

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