CHE COS’E LA FITOALIMURGIA?

Quante carestie ha contato il mondo? Quanta fame sta sterminando milioni e milioni di esseri umani? Parlare delle cause di questa tragedia permanente è arduo e, al riguardo, esistono molte teorie ed ipotesi che arrivano fino alla notte dei tempi. Per questo, i popoli han migrato, nel corso della storia dell’umanità. Per sfamarsi, fino a quando non si è sentita l’esigenza di una stanzializzazione, ma anche quando di fatto il nomadismo ha cominciato a scemare, il problema della sussistenza non è mai stato risolto completamente.

Lo vediamo con le migrazioni attuali, con quelle del principio del ventesimo secolo, con quelle del secondo dopoguerra, ecc. In Europa ci furono carestie di proporzioni enormi, e non solo nel nostro continente. Le cause furono e sono molteplici e ricordiamo che con la denutrizione molti morivano perché il loro organismo sviluppava patologie particolari o era esposto ad infezioni, rese più aggressive dall’immunodepressione, carenze vitaminiche, proteiniche, saline, zuccherine.

Certo il progresso, che ha reso possibile l’avanzare del benessere, ha ridotto in occidente la fame e la denutrizione, ma in alcuni casi ha creato effetti collaterali come la malnutrizione, l’obesità, varie allergie, intolleranze, ipersensibilità, e anche qui le cause di questi problemi sono molteplici. Eppure la natura ci fornisce tutto il necessario per vivere dignitosamente, ma spesso lo calpestiamo o ci camminiamo vicino senza prestarci attenzione. Parliamo di erbacce. Sì di erbacce, come volgarmente vengono chiamate, ma scopriremo che è un peccato chiamarle “erbacce”.

La branca della scienza che si occupa dell’ alimentazione tramite le piante spontanee, viene indicata con la voce fitoalimurgia (phytoalimurgia) che è stata proposta nel 1767 da Ottaviano Targioni Tozzetti per indicare la possibilità di potersi alimentare raccogliendo ciò che la natura ci offre spontaneamente, come d’altronde già praticato nelle antichissime società di caccia e raccolta. Tozzetti, sopravvissuto alla grande carestia del 1764, scrisse il libro “De alimenti urgentia” allo scopo di aiutare la popolazione in momenti di carestia. L’etimologia del termine può essere fatta risalire a tre vocaboli greci:

-aphytón = piant

-alimos = che toglie la fame

-ergon = lavoro

Alimurgia ha infatti il significato di: opera, lavoro, e di urgere, incalzare, quindi di una urgenza alimentare. Il termine fitoalimurgia indica, nel suo intento iniziale, il ricorso alle piante spontanee quale nutrimento durante i periodi di carestia. Tale conoscenza è stata recuperata durante la prima guerra mondiale per insegnare a reperire del cibo che spontaneamente la natura offriva, per l’appunto le piante spontanee. A tal proposito menzioniamo il testo “Phytoalimurgia Pedemontana”, O. Mattirolo, 1918, nel quale si riporta il censimento delle specie vegetali alimentari della flora spontanea del Piemonte.

Al giorno d’oggi è ovviamente anacronistico ricorrere al recupero delle piante autoctone per motivi di sopravvivenza, resta però la necessità di rintracciare vegetali sani con profili terapeutici preventivi.

I vantaggi della fitoalimurgia possono riassumersi nei punti seguenti:

  • le piante si seminano e crescono da sole, e spesso togliendole si pulisce in contemporanea il prato, il giardino e l’orto (e non si devono più usare diserbanti…)
  • non sottovalutiamo l’aspetto economico legato al denaro: può anche tornare utile riempire il frigo senza svuotare il portafoglio!
  • in terzo luogo, ma non ultimo, le piante spontanee crescono in perfetta armonia con l’ecosistema che le ospita, pertanto sono molto più ricche di elementi (sali minerali e vitamine), spesso sono piccole di stazza pertanto contengono dosi “concentrate” di nutrimento e non di rado hanno sapori forti! Pertanto costituiscono un alimento ideale, donando molta energia in poco cibo (http://www.strie.it/alim_fitoalimurgia.html). Si potrebbero chiamare “infestanti”, ma abbiamo scoperto che queste piante oltre ad arricchire il terreno, hanno un potere nutritivo notevole.

Noi che ci stiamo addestrando a diventare utopisti e restiamo sognatori, non potevamo esimerci dal far conoscere o di dare un piccolo contributo alla conoscenza di questa pratica che ha salvato un po’ di vite ed è ben presente nella tradizione popolare. Infatti, la raccolta stagionale di vari tipi di erbe, in campagna, in collina, in montagna, è qualcosa che i nostri padri hanno sempre fatto, imparando a classificare ogni tipo di vegetale, ad adoperarlo al meglio, imparando a trattarlo adeguatamente e sappiamo che esistono tantissime ricette a base di erbe spontanee, dai risotti, alle insalate, ai sughi, fino all’impiego terapeutico, sotto forma di decotti, tisane, estratti.

Veniamo da terre dove la grappa, il vino si facevano in casa, veniamo da epoche in cui le raccolte di rosole, bruscandoli, pisacane erano prassi comune… La natura è generosa con chi la sa apprezzare. La necessità aguzza l’ingegno, ed è così che è nata la conoscenza delle piante spontanee commestibili. Anche se l’arte di raccogliere e preparare le erbe selvatiche come cibo o come rimedi naturali è vecchia quanto l’uomo, non è certo fuori moda.

Alcuni cultori della fitoalimurgia sostengono che se avessimo mantenuto l’abitudine alimentare di nutrirci di piante spontanee, magari informandoci un po’ sulle proprietà peculiari di ogni singola pianta (ad esempio, i colori sono ottimi indicatori per distinguere le varie differenze di carattere nutritivo) potremmo fare a meno di integratori vari e magari di alcuni farmaci di cui spesso si abusa.

I vari siti che trattano dell’argomento si soffermano su tabelle e dati e tassonomie varie, sulle proprietà, sulle componenti molecolari delle “erbacce”, materiale per approfondire questa materia piuttosto affascinante se ne trova a bizzeffe, riportiamo solo a titolo di esempio una tabella che mostra le differenze del contenuto di ferro, vitamina A e vitamina E nel tarassaco, nell’ortica, negli spinaci e nella lattuga iceberg.

(http://phytoalimurgia.it/phytoalimurgia/perche-mangiare-piante-selvatiche/)

Certo, è il solito invito ad acquisire un po’ di autonomia nel ricercare le informazioni giuste e di facoltà decisionale, illustrando le scelte che si possono compiere in campo alimentare. Mangiare diventa “scienza” e “medicina”, concetti che gli antichi conoscevano bene, visto il loro indagare continuo sui misteri del Creato.

Nel recente passato era consuetudine di molte persone, in particolare nei ceti meno abbienti, andare per erbe, e per questi le verdure selvatiche hanno costituito una risorsa alimentare di primaria importanza. Oggi la fitoalimurgia non ha più la funzione di risorsa alimentare, ma molti, grazie anche al maggior tempo libero a disposizione, stanno riscoprendo che andare per erbe porta alcuni benefici: venire a contatto con la natura, fare delle lunghe passeggiate e non ultimo variare il classico menu.

Ecco ciò che porta a completamento questa pratica di scoprire le circa 20000 piante ad alto potere nutritivo e curativo inglobate in questa disciplina: riscoprire la natura che è dietro l’angolo e dentro di noi. E non è retorica o romanticismo. E’ riappropriarsi del proprio tempo, utilizzandolo per un qualcosa di appagante e costruttivo.

Ricordare solo quante vite hanno salvato, queste piante, senza causare danni all’ecosistema, impone una riflessione. Non è questo che sta cercando di fare la permacultura, l’agricoltura biologica con le sue migliori modalità, l’agricoltura naturale, il km zero, la garanzia partecipata, le città in transizione, solo per citare qualche esempio? Una nuova coscienza tenta di affacciarsi sullo scenario mondiale? E’ presto per dirlo.

Fa un po’ specie che i siti che parlano di fitoalimurgia teorizzino che questa pratica potrebbe porre fine alla fame nel mondo. Si tratta di conoscere la Storia. Non è così facile pensare di curare una piaga del genere quando le soluzioni si traggono dall’analisi di una o più cause. E’ come curare un’infezione. Si usano gli antibiotici, bene. Ma quali? Per quanto tempo? Dove è localizzato il focolaio? Cosa ha originato l’infezione? In che stato si trova la persona colpita dal male?

Anamnesi, eziologia, prediagnosi e non dichiarazioni trionfalistiche che lasciano il tempo che trovano. Altrimenti si rischia di presentare un’alternativa interessante ma non predisposta ad una diffusione sistematica come la chiave di volta per uscire da un’impasse che nasce con l’essere umano. Suggeriamo di andarci cauti. E’ una bella realtà, utile, che si può legare a discipline come la naturopatia, la fitoterapia, l’omeopatia, se vogliamo, ma individuare la fitoalimurgia come una risposta alla fame nel mondo, suona un po’ eccessivo.

Giorgio Masili

Per approfondimenti:

Piante spontanee e cucina – La fitoalimurgia

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