SOVRANITA’ ALIMENTARE

Bob Dylan per il 13 ottobre 2009 ha pubblicato un album di canzoni natalizie dal titolo Christmas in the Heart, composto da standard natalizi come Little Drummer Boy e Here Comes Santa Claus. Le royalties raccolte negli Stati Uniti verranno devolute in beneficenza alla Feeding America e serviranno a sfamare presumibilmente 1,4 milioni di famiglie nel periodo natalizio. A questo proposito Dylan ha dichiarato: «È una tragedia che, solo negli Stati Uniti, 25 milioni di persone – 7 dei quali bambini – vadano a letto affamate e si sveglino la mattina dopo senza avere la certezza di quando e come potranno mangiare. […] Ho deciso di fare questo piccolo gesto, che forse contribuirà – almeno durante le feste – a risolvere i problemi di parte di queste persone» https://it.wikipedia.org/wiki/Bob_Dylan

Il sistema alimentare crea la povertà proprio mentre favorisce l’abbondanza di cibo; alleva fame e malattie tramite i suoi meccanismi di produzione e distribuzione. Ed è stato plasmato in gran parte dal terrore che gli operai e i contadini potessero balzare fuori dalla loro condizione, che esigessero l’uguaglianza. Il sistema è stato progettato in modo da risucchiare benessere dalle campagne, con giusto quel minimo di redistribuzione per tener buona la gente. Però l’unica forza capace di cambiare il mondo è sempre stata la gente che si solleva in massa per l’uguaglianza. (Raj Patel, I padroni del cibo)

Un’economia basata sull’assunzione di responsabilità collettive comuni piuttosto che sull’interesse privato, se favorirà sensibilità adeguate, riuscirà ad acquistare una sua egemonia. (Murray Bookchin, Economia di mercato o economia morale? In The Modern crisis)

Sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, è il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese (Movimento internazionale di contadini Via Campesina, 1996)

Cibo è cultura. Cibo è necessità. Cibo è diritto, scelta, confronto, salute. Questi punti dovrebbero essere sufficienti per comprendere che l’alimentazione non è mangiare bene, raffinato, gustoso, alla moda, esclusivo, etnico e stereotipi simili. Mangiare è un diritto. Nutrirsi adeguatamente pure. Eppure siamo nel terzo millennio tesi a parlarne. Dove sono i tecnocrati che affermano che senza la rivoluzione verde, la grande distribuzione, le coltivazioni intensive, la gente sarebbe morta di fame? Quante persone sotto la soglia della sopravvivenza possiamo contare al giorno d’oggi?

795 milioni di persone nel mondo non hanno abbastanza da mangiare. Questo numero è diminuito di 216 milioni dal 1990 ed equivale a circa 1/9 della popolazione mondiale. La stragrande maggioranza delle persone che soffrono la fame vive nei Paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione soffre di denutrizione (http://it.wfp.org/la-fame/statistiche). Naturalmente, questi dati riguardano soprattutto continenti come Asia e Africa, ma nelle centrali dell’occidente è da tempo che la povertà sta avanzando. In Italia oltre il 30% dei minori vive nella miseria. Ma la povertà infantile è aumentata perfino in Islanda e in Lussemburgo, come emerge dal rapporto Unicef “Figli della recessione”.

Il mondo è diventato più ricco, dicono i turiferari della crescita economica! E’ vero ma sette persone su dieci vivono in paesi dove l’ineguaglianza economica è aumentata nel corso degli ultimi trenta anni e l’1% più ricco della popolazione mondiale ha visto crescere la sua parte di reddito in 24 sui 26 paesi per i quali disponiamo di dati affidabili tra il 1980 ed il 2012 (http://temi.repubblica.it/micromega-online/impostura-mondiale-impoverimento-e-ineguaglianza-nel-m ondo-negli-ultimi-40-anni/).

Dati che possono essere alterati, di poco, forse, stando a certe statistiche sembrerebbe che la povertà stia diminuendo. In realtà è aumentata la forza lavoro dequalificata e sottopagata poiché certi paesi hanno raggiunto o stanno per raggiungere la loro maturità imperialistica. L’abbondanza si crea per forza, ma la miseria serpeggia ovunque. La ricchezza è un oligopolio che viene disposta e utilizzata secondo scopi ben precisi.

Qui si inserisce il cuneo della sovranità alimentare. Un principio che sta alla base di tutto ciò che ne può discendere per quanto riguarda la modalità del cambiamento. Se non mangi, non puoi fare altre cose. Se non trovi cibo, passerai il tuo tempo a cercarlo. Se te lo offre un ente caritatevole, finirai nella spirale della carità e dell’assistenzialismo, ma non prenderai mai il destino nelle tue mani.

Qualcuno ci sta provando. E’ la soluzione? E’ un tentativo. E i tentativi di questo genere non si improvvisano. E questa è politica .Ciò che spaventa chi è convinto che la politica debba essere gestita dai professionisti per poi lamentarsi degli stessi. Lamentarsi non serve a niente, specie dentro un fast food o un suv, facendo manovra per entrare in un garage grande come due bilocali. La desolazione parte da questo.

Vogliamo essere “liberi” di delegare tutto ai social, ai video delle nostre corse in auto, agli scandali vuoti dei telegiornali, alle supine accettazioni del reale? Non lamentiamoci. Agiamo. Questo vogliono affermare le filosofie che via via stiamo affrontando nelle nostre scorribande nel web. Le polemiche le lasciamo agli opinionisti, all’umanità serve un’occasione. Senza fare gli attendisti. La miseria è necessaria ai potenti. Gente in più che non pensa. L’opulenza è necessaria ai potenti. Gente in più che crede di essere soddisfatta.

 

Se il welfare generativo dichiara la fine dell’assistenzialismo, è bene pensare che circola l’idea, tra gli addetti ai lavori per quanto riguarda le nuove strategie del biologico, del concetto del welfare rigenerativo. Un benessere che parte dalle mani dei produttori, dai cervelli di chi comprende e supporta il messaggio, un segno importante che sta a significare che i migliori cambiamenti, le migliori innovazioni, provengono dal basso, in forma orizzontale, quindi.

Certo, c’è welfare e welfare. Se cala dall’alto e ha un obiettivo, se si tratta di sovranità alimentare, mette in piedi un apparato che sì, in parte dipende dagli aiuti statali, ma per reinvestire, ha in prospettiva di delineare le coordinate per un circolo virtuoso, che crei un effetto domino, magari. Interpretare gli eventi, le tendenze e correre ai ripari. Le nostre armi sono il cervello, il cuore, i dubbi, e la volontà di confrontarci. Al di là delle prosopopee pseudo scientifiche e indolenti, della spietatezza di un sistema economico che si autodivora per rigenerarsi e si porta via tutto, creando sprechi, disagi, inquinamento, fame…. e siamo nell’epoca dell’opulenza.

Si introducono concetti e progetti interessanti e pregnanti di significati, in tutta risposta, come la “pedagogia della terra”, una strada per la sovranità alimentare che si lega con la garanzia partecipata come spiega un il sito della DESBRI in un progetto di qualche anno fa. Qui il consumatore non si limita soltanto a scegliere, ma fa parte del processo produttivo. In pratica, si formano gruppi di acquisto che intervengono nelle scelte che riguardano i processi produttivi e si incaricano di garantirne la qualità.

Il modello della filiera corta unito alla “sostenibilità” completamente gestito da chi produce e da chi si rapporta con i produttori. In poche parole, si elimina dal processo produttivo-distributivo la figura dell’ispettore esterno, del certificatore, e ci si affida ad altre regole. Quelle dettate dal buon senso. E dalla fiducia. Senza troppi cavilli burocratici, giochi di potere, limitazioni e altre problematiche di stampo burocratico che rallentano ed appesantiscono l’attività agricola.

Torna il nuovo welfare o welfare rigenerativo, dove le sorti di una piccola comunità distrettuale sono rette dalla comunità stessa. Municipalismo orizzontale? Un sistema come quello della garanzia partecipata (il PGS è un mezzo, la sovranità alimentare è un fine), può evidentemente essere applicato in altri settori produttivi o collaterali all’agricoltura, come l’edilizia ecologica e via dicendo, vediamo che man mano si esplorano questi mondi, scopriamo un pezzo di progetto più esteso, dinamico, vitale.

Viene da pensare a Vandana Shiva, che in India sta lottando per una sovranità alimentare e per un autoconsumo consapevole, unendo i concetti dell’autorganizzazione a quelli della permacultura, a Fukuoka, con la sua agricoltura “diffusa e casuale”, che offre spunti di riflessione sul concetto di interazione uomo/natura, a ciò che qualcuno ha definito “agricoltura naturale”.

Alla fine della fiera, siamo in una lotta per impedire che nascano altri centri commerciali, che il lavoro sia ulteriormente diviso, parcellizzato, frammentato, esternalizzato, con buona pace dei sindacati. Stanchi non poter scegliere la cose più basilari per la vita di un essere umano e cioè il diritto alla salute, all’alimentazione, ad una qualità della vita elevata o perlomeno dignitosa, tutte queste realtà di antagonismo e proposta partono dalla terra, dalla Madre terra che spesso ignoriamo, calpestiamo, anche metaforicamente, ricoprendola di cemento e routine. Ancora una volta la natura e il nostro cervello, possono venirci in aiuto.

Giorgio Masili

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