PARLANDO DI POLITICA CON L’UOMO DELLE TASSE

Dopo le ultime traversie della Monsanto, che aggiungono conferme ufficiali a ciò che sapevamo su Roundup e metodi propagandistici, le “buone nuove” vorrebbero che la multinazionale americana dirottasse verso il biologico in Europa e, in parte, nel resto del mondo. Ma il biologico ha già i suoi problemi seri, come abbiamo tentato di visionare negli articoli scorsi, oltre al fatto che essere certificati e sottoposti a misure restrittive, non piace a molti produttori che, per scelta o meno, decidono di fare biologico senza certificazione.

Il biologico è per molti una necessità, non una questione di pesticidi in meno e di ritorno alla natura. La componente salutistica di chi produce “organic” è un aspetto della faccenda, che in realtà include molti altri fattori: richiede una consapevolezza e uno svestirsi da abitudini acquisite da tempo, un orientamento verso determinate istanze che lasciano da parte certi disvalori.

Ci sommergono di bugie e propaganda, ed è faticoso uscire da questo groviglio di scienziati corrotti, pennivendoli, medici con troppe frontiere che difendono l’indifendibile esistente. Cioè, in definitiva il pensiero unico, che si riflette su tutta l’informazione italiana, salvo qualche eccezione

Scegliere, pensare, agire.

Ecco perchè, fortunatamente, esistono i vari Mollison, Latouche, Hopkins, Pallante, solo per citare qualche nome, che reinventano le regole societarie ed escono dai circuiti convenzionali del pensiero per porre le basi se non per una nuova società, per un futuro possibile. Anche in questo caso ci sono dei rischi. Il timore sta nel rischio di derive e chiusure settarie e ideologiche, in certi contesti agenti che, paradossalmente possono, dico possono, scivolare nell’esclusività piuttosto che il suo contrario.

Chi scrive ha ben presente come certi progetti, in Italia, hanno subito involuzioni profonde a causa di un certo settarismo prodotto e maturato in ambienti “alternativi” che han generato ripetizioni caricaturali del mondo che si criticava. Sono rischi che esistono da sempre e solo chi è tenace e pulito li può evitare. Minoranze che storicamente hanno quasi sempre “avuto ragione”, nel bene e nel male. Se queste categorie, ai fini dell’analisi storica, possono avere un senso. Minoranze organizzate che sapevano sfruttare il momento storico adeguato.

Ma le minoranze sono anche le multinazionali, le grandi banche, le Big Farm, viste le fusioni, i giochi di scatole cinesi, le ingerenze nei media, negli ambienti scientifici…. pochi uomini e donne al potere che manovrano il pianeta. Il contorno mediatico, lo abbiamo appena commentato. Dove c’è una fetta di mercato, le minoranze si accaniscono, monopolizzano e annientano le piccole realtà.

Poche armi e spesso spuntate tentano di contrastare questo corso che trascina via tutto, come degli antibiotici in un corpo infetto. Magari le cure alternative arrivano tardi, chi può conoscere i tempi delle reazioni della natura, dell’immanente e della presa di coscienza dell’umanità intera? Sono loro, i detentori delle leve del potere, la minoranza. Sono loro i superflui, gli esuberi, il danno.

Ma è un dato di fatto che controllano il mondo. Qualcuno, in rete, affermava di essere contento di essere libero di scegliere di entrare in un mall (centro commerciale) a comprare ciò di cui ha bisogno. Libero di e da cosa? Molti non sono liberi di decidere, pensare, agire e i mall servono da contenitori per le famiglie, la domenica. Questo è quanto, altrochè libertà. Non scambiamo l’opulenza, la sovrabbondanza delle merci con la libertà. Non scambiamo cibo impregnato di erbicidi, pesticidi, coloranti, conservanti, con la libertà.

Le alternative sono ignote ai più e spesso combattute o convogliate nell’imbuto della produzione massificata. Il tanto bistrattato biologico è imbrigliato da lacci e lacciuoli e dal fiato al collo di chi può usare una produzione estesa ed intensiva e una distribuzione capillare, dalle critiche dei soliti scienziati improvvisati che citano citano e non hanno in mano altro che prove inesistenti di laboratorio.

Dei ghostwriter senza ritegno. Guerra psicologica senza quartiere. Almeno chi scrive ora di tutto ciò ha conferma. Certo, non ci voleva una laurea in chimica o in biologia per sospettare o per affermare, kantianamente, in maniera apodittica, che qualcosa non tornava, nelle propagande di bottega, ma questo è solo un aspetto del problema.

Si parla di libero mercato e ci vediamo costretti a farci l’orto per sperare di mangiare qualcosa di sano. Altrochè atto politico, è istinto di sopravvivenza! Se poi l’orto cresce e ce n’è anche per il vicino, meglio. Se il vicino mi dà una mano a lavorarci e mette a disposizione un pezzo di terra, meglio ancora. Se poi ne avanza, lo regaliamo, lo scambiamo o lo vendiamo, e poi…quando la terra non è più sufficiente?

La risposta può venire da questo documento. In poche parole, c’è tutto ciò che serve per comprendere come agire per creare altre realtà, basandosi sui rapporti umani e rendendosi conto che fuori, nel mondo reale, si respira solo aria di ipocrisia. Nel documento reperibile nel link c’è tutta la filosofia della garanzia partecipata e del genuino clandestino, ma anche di ciò di cui abbiamo sempre parlato e cioè di decrescita o di città in transizione.

Alcune realtà di Genuino Clandestino si stanno già avvicinando al concetto di moneta locale, sull’esempio di Brixton, Totnes e altre realtà, qualcosa era cominciato anche in Catalogna, ma temiamo che ora quella regione abbia altri problemi di cui occuparsi.

“Dalla Rivoluzione Verde siamo passati alla proposta della green economy. In pratica si continua a dire che tutto questo è per ridurre la fame nel mondo, per “nutrire il pianeta” , per migliorare la vita del genere umano e così via; la proposta della Rivoluzione Verde ha usato questa scusa pur essendo chiara la distruzione che avrebbe causato alla natura in tempi in cui l’opinione pubblica non era sensibile ecologicamente.

Ora la green economy utilizza la scusa che non possiamo continuare a distruggere la natura e c’è bisogno di miglioramenti ecologici. La grande, vergognosa e colossale manipolazione dell’immaginario collettivo che si è consumata all’Expo di Milano ne è una prova evidente. Multinazionali come Coca Cola, Nestlé e tantissime altre, insieme alle nostre istituzioni e a chi gli da credito, ci hanno dato lezioni di “sostenibilità” e di amore per nostra madre terra. (cit)

In poche parole, torniamo a Latouche quando ci mette in guardia dagli slogan che vengono dall’alto, “sostenibile”, “sviluppo”, “green economy”… Ma la percezione generale, di tutta questa faccenda, qual è? Molti umani credono che Expo sia stata una vetrina del progresso, senza interrogarsi sui risvolti di questo sedicente progresso o accantonando le critiche al museo degli orrori che è stato, come polemiche sterili. Potessimo davvero scegliere…

Se esalti una mostruosità simile o hai interesse a farlo oppure sei disinformato, o questo mondo ti piace. Sarà essere categorici, ma la storia insegna che lo schiavo difende il padrone. Anche negli scorsi articoli si è accennato al genuino clandestino e, di passaggio, alla garanzia partecipata. Questo perchè si tratta di argomenti difficili da esaurire velocemente. In fondo parliamo di universi paralleli. Non li vedi ma esistono.

Giorgio Masili

http://www.ilfattoalimentare.it/parlamento-europeo-monsanto-lobbisti.html https://www.internazionale.it/sommario/1214

 

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